Ennio Morricone: il talento della disciplina 

Fonte: http://www.corriere.it

5,6,7 ottobre 2016, Parco della Musica. Il grande musicista Morricone, torna nella sua città a onorarci con le sue meravigliose musiche. 
A novembre 88 anni, 60 da compositore. Una vita, non solo una carriera,  ricca da tutti i punti di vista: lavori di ogni tipo sin da adolescente, dalla vendita delle sigarette per portare i soldi a casa nel periodo della guerra e del post bellico, al duro e costante studio in conservatorio, a cui affiancava lavori alla radio (di nascosto) e composizione di brani pop e leggeri  (Se telefonando di Mina). 

Quando uno pensa ad un artista, può avere un’immagine di una persona  che da vita al suo gesto creativo grazie alla sua intuizione e al suo talento innato. Certo, il talento ci deve essere, ma questo non può sopravvivere senza disciplina, duro e costante lavoro, serietà. Disciplina, costanza, lavoro. Questo è Morricone, che conosce il prezzo del suo mestiere: ad esempio l’assenza nei momenti importanti non trascorsi con i figli, la splendida dedica alla moglie Maria, con cui festeggia altrettanti 60 anni di vita insieme, della vittoria dell’Oscar per la colonna sonora di “The hateful Eight” di Tarantino. 

Il contenimento, il sacrificio e la necessità di impegnarsi per raggiungere nuove mete, “darsi degli obiettivi” come dice lui stesso, rendono l’idea di quanta concretezza caratterizzi il suo temperamento. Il disincanto tipico del romano (lui nasce a Trastevere) , che lo rendono umano, saggio e maestro nello stesso tempo. Maestro di vita, non solo di musica.

Tornando alle tappe di Roma, nella prima parte del concerto si ripercorre l’emozione delle musiche di “La leggenda del pianista sull’oceano”, “Nuovo cinema paradiso”, “C’era una volta l’America”, le note dei Western come “Giù la testa”, “The mission” e poi “Metti una sera a cena”, sempre un po’ sottovalutato, invece di grande potenza evocativa.

La seconda parte inizia con le note del film di Tarantino, pezzo più che altro tonale e contemporaneo, piuttosto che musica da film in senso stretto, molto diverso  dai western di Leone che conosciamo. E poi altri successi indiscutibili. Quando l’atto creativo scuote in noi le più alte emozioni interiori. Si vibra con la musica.

I bis: non posso provare una grande emozione, commozione con la musica solenne di “Sacco e Vanzetti” , quasi una marcia funebre che accompagna i due eroi moderni, due esempi eterni.

E poi una, due, non so, standing ovation. Gli applausi sono incontenibili. La sua figura si riaffaccia sul palco e rimane alla porta, osserva la sala e riesce solo a fare un gesto, alzare un po’ le braccia come a dire ‘non riesco a contenere la vostra generosità e l’emozione che mi crea, è tanto’.

È quello che hai creato, Maestro. 

Un ringraziamento speciale e affettuoso va anche all’orchestra di Santa Cecilia che conosco da molto tempo, ormai un’altra mia famiglia.

MC

Gli Stadio, tra nostalgia e rock al Parco della Musica (11-07-2016)

fonte: http://www.giornalettismo.com

Come non perdersi il concerto  degli  Stadio – sottolineamo  nell’anno in cui hanno vinto Sanremo. Bello. Emozionante. Poetico. L’inizio è stato epico: entrata con proiezione di filmato a rallenty mentre la band percorre il corridoio che porta al palco, musica di sottofondo quasi da il “Gladiatore”  ed infine un sipario si apre, luci, attaccano con “Acqua e sapone” (La faccia delle donne, 1984). Un po’ in controtendenza, almeno il testo, rispetto all’elogio al gentil sesso che hanno cantato con le loro ballate ed ha esplicitato in un momento di parlato (“a noi ci piacciono le donne, non possiamo farci nulla”) Curreri. Simpatico, a volte leggermente autocelebrativo, ma glielo passiamo vista la conquista di Sanremo… ma poi neanche troppo. Ha parlato di nostalgia, dei ricordi, di come è stata dura affermarsi, ma nello stesso tempo come il loro percorso sia stato ricco di bellissimi momenti. Hanno omaggiato Carlo Verdone, che all’epoca li ha trovati subito interessanti. Infatti è impossibile immaginare il film Borotalco senza la colonna sonora, “Grande figlio di puttana” e “Chi te l’ha detto” (Stadio, 1982).

E poi tanto rock. La chitarra di Fornili era inarrestabile, elettrizzava i brani, assoli mozzafiato che era quasi impossibile stare seduti e non farsi prendere dalle note. Non poteva mancare quindi un omaggio a Vasco Rossi, con “Tutti contro tutti”, in cui irrompe la voce del Rocker di Zocca.

Poi un pianoforte digitale decorato artisticamente con una figura femminile  entra sul palco e Curreri che esegue Un giorno mi dirai”  con cui hanno vinto la sessantaseisima edizione del festival della canzone. È iniziata la seconda parte del concerto, un “salotto” allestito con divanetti, un angolo intimo, in cui il rock, per il momento, ha lasciato il posto all’acustico. Quindi si eseguono ballate romantiche, appunto l’amore per le donne tanto esaltato, dall’omonimo disco del 2016 abbiamo  “Miss nostalgia” ,  “Equilibrio instabile”  ,  “Le mie poesie per te”  ,  “Sorprendimi”  e così via. Tra un omaggio a Francesco Guccini e un medley della cantante e corista sui successi da cantautori come “Prima di partire per un lungo viaggio” per Irene Grandi e “La promessa” duettata con Noemi nell’originale.

Si va verso il finale e ritorna il Rock con  “La faccia delle donne”  e tanto di video-nostalgia del duetto Vasco-Curreri. Importante e immancabile è il loro legame con Lucio Dalla  :ecco di nuovo altri ricordi, nostalgia e dedica a  Roma con La sera dei miracoli eseguita da un ospite d’eccezione, grande amico del grande Lucio e cofondatore degli Stadio, Fabio Liberatori. 

Si va verso la fine, “Chiedi chi erano i Beatles” chiude il percorso della loro storia e Curreri sottolinea quanto sia importante la memoria perché è “grazie a lei che si può evitare di commettere gli stessi errori”.

Insomma, Miss Nostalgia. Grazie.

M.C.

Max Pezzali, la parabola anni 90 e tanta bellissima nostalgia

Foto: http://www.rockol.it

Sono fortunata perché per lavoro, questa sera ho assistito al concerto di Max Pezzali. È  stata dura tenere le gambe ferme e la bocca serrata e non intonare le sue canzoni.  E già perché chi come me è stato figlio degli anni ’90 non può non conoscere “Come mai” (che Max ha voluto annunciare, cosa che, come ha detto, non fa mai ai suoi concerti anche se è forse la sua canzone più famosa) oppure tornando ai giorni nostri, non girarsi come su The Voice  (questo è stato il giochino che ha voluto fare col pubblico) alle prime note di “Gli anni” . Non solo la nostalgia è  diventata la nostra culla, ma le immagini sullo schermo del palco proiettavano un collage di immagini tratte da film, serie TV che è impossibile non conoscere per un ‘anninovantaro’ e che ci hanno catapultato subito lí: ET, Blues brothers, Fonzie di Happy days, Beverly Hills la serie tv,  Labirinth, il musical Grease…

Ma Max non è solo questo, perché ascoltando i testi tra cui quelli di due bellissimi inediti “Due anime” e “Non lo so” , ci fa rivivere la favola romantica dell’uomo innamorato e della donna impossibile, oppure possibile e bellissima, profumata, magnetica, “un mito” appunto, ma anche la fine di una storia ed i sentimenti e turbamenti che porta con sé. Il repertorio “romantico” è stato vasto:“sei un mito”, “ti sento vivere”, “se tornerai”, “nessun rimpianto”, “io ci sarò “, “lo strano percorso” e così via un po’ acustico un po’ Live,  ma tutto superbamente vissuto. Non solo per questo gli appassionati si appassionano, (scusate il gioco di parole), ma Pezzali fa leva sui sentimenti maschili, passano le immagini della nazionale sulle note di La dura legge del gol” ed è come un legame indissolubile quello di amore-fidanzata-maschio-calcio-squadra-italia-passione. Ed è così che accende gli animi. Sui nostri vissuti, su quello che siamo oggi e che siamo sempre stati, sulla nostra piccola Italia quotidiana, che non deve essere per forza superba o grandiosa. Ma è  quello che viviamo, quella parte bella però, senza brutture. 

Il dj ha remixato, nelle piccole pause, per continuare ‘la favola’ e si ballava come in una discoteca vintage al suono di alcune canzoni. Tutto questo condito dai brani allegri e frivoli, “tieni il tempo”, “con un deca”, immancabile “hanno ucciso l’uomo ragno” , perché è anche li che Max ritorna, al gioco, è come “noi abbiamo capito tutto”, e si riparte, si ritorna a vivere e “cosa importa chi vincerà, perché in fondo lo squadrone siamo noi, lo squadrone siamo noi”.

Grazie Max.

La musica cura. 

Dialoghi di film tra uomini e donne

Alcuni geniali dialoghi tra uomini e donne tratti da alcuni film (ahimè la scelta è arbitraria, ma se volete contribuire non c’è alcun problema). Alcuni sono estratti da veri cult movies, altri sono di commedie italiane eccezionali che, chi ha passione per il cinema, quello con la C maiuscola, dovrebbero assolutamente conoscerli.

Una pallottola spuntata (D. Zucker, 1988)

Tenente Frank (Leslie Nielsen) e Jane Spencer (Priscilla Presley) F:”che bella topa!”
J:”me l’hanno appena riempita.”
F:”lasci, mi sono sempre piaciuti i castori.”

Misterioso omicidio a Manhattan (W. Allen, 1993)

Carol Lipton (Diane Keaton) e Larry Lipton  (Woody Allen)
C:”senti, io credo che forse tornerò dal mio strizza cervelli…credo…io credo che…”
L:”vieni qui…ma non ne hai nessun bisogno: tu non hai niente che non si possa curare con due Prozac e una mazza da polo.”

L:”se a lui togli i denti rifatti, l’abbronzatura fasulla, le scarpe con i rialzi e i capelli trapiantati, cosa rimane?”
C:”tu!”

Chi ha incastrato Roger Rabbit (R. Zemeckis, 1988)

Dolores (Joanna Cassidy) e Eddie Valiant  (Bob Hoskins)
D:”di un po’ Eddie, hai un coniglio in tasca o sei contento di vedermi?”

Jessica (Betsy Brantley) e Eddie Valiant  (Bob Hoskins)
J:”lei non immagina quanto sia difficile essere una donna con l’aspetto che ho.”
E:”si, beh.. e lei non immagina quanto sia difficile essere un uomo che guarda una donna con l’aspetto che ha lei.”

J:”io devo ritrovare il mio adorato marito!”
E:”Sinceramente, ma che ci trovi in quel tizio?”
J:”mi fa ridere.”

Un pesce di nome Wanda (C. Crichton, 1988)

Otto West (Kevin Kline) e Wanda Gerschwitz (Jamie Lee Curtis)
O:” Non chiamarmi stupido!”
W:”Oh, è giusto: perché chiamarti stupido sarebbe un insulto per tutti gli stupidi del mondo. Ho conosciuto delle capre più intelligenti di te. Una scarpa ha un quoziente d’intelligenza più alto, ma tu credi di essere un intellettuale… Vero, scimmione?”

C’eravamo tanto amati (E. Scola, 1974)

Elide (Giovanna Ralli) e Gianni Perego (Vittorio Gassman)
E:”Devo domandarti una cosa.”
G:”Va bene, e allora coraggio.”
E:”Sono importante per te adesso?”
G:”Importante in che senso? Importante perché sei morta? Ma non lo so… non mi sembra…no, no.”
E:”Ma che te possino ammazzatte! Ma perché no?”
G:”Elide, perché se una non è stata importante da viva, non lo è nemmeno da morta. Ecco perché.”
E:”Bravo ignorante! La morte sublima! Si vede che non hai letto il Sidarta.”
G:”No, non l’ho letto il Siddharta.”
E:”Eh certo, a me mi obbligavi a leggere, ma tu non leggi mai niente.”
G:”Elide, che rottura!”

Crimen (M. Camerini, 1960)

Franca Valeri e Nino Manfredi (non ricoroi i nomi nel film). La scena è quella in cui loro, una coppia di sposini in viaggio di nozze, dopo aver scoperto un omicidio, l’omicidio della signora a cui stavano riportando il cane che aveva perso, scappano e si dimenticano la loro valigia.

F:”Mamma!”
N:”Che c’è? ”
F:”La fotografia di mamma!”
N:”Te sei portata pure la fotografia di mamma…ma che c’avevi paura che m’ha scordavo tu’ madre!!”

Film spassosissimo…è un susseguirsi di battute e situazioni che fanno morire dal ridere…questa è una delle tante.

Polvere di stelle (A. Sordi, 1973)

Mimmo Adami (Alberto Sordi) e Don Ciccio. La scena sono le prove dello spettacolo e don Ciccio, un tipo viscido, è il padrone del locale, che fa notare a Mimmo, il capocomico che a loro piace avere belle donne intorno, spettacoli con donne ecc.

DC:”…pensa lu casino più vicino sta a 80 Km.”
M:”allora mamma n’a vedi mai”
DC:”che significa?”
M:”è ‘na battuta!”
DC:”no è ‘na strunzata! ”

The Blues Brothers  (J. Landis, 1980)

La fidanzata (Carrie Fisher) e Jake Blues (John Belushi)
J:”Ah! Ti prego, non ucciderci! Ti prego, ti prego, non ucciderci! Lo sai che ti amo, baby! Non ti volevo lasciare! Non è stata colpa mia!”
Ex-fidanzata di J:”Che bugiardo schifoso! Credi di riuscire a cavartela così? Dopo avermi tradito?”
J:”Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”

…E poi ci sarebbe “dramma della gelosia” un’altra commedia del grande Ettore Scola e come non citare Carlo Verdone….se volete contribuire, mi fa immenso piacere!

“Meglio dirsele” di Daniele Novara, così la coppia non scoppia

Daniele Novara, pedagogista, counselor e formatore, nel suo nuovo libro “Meglio dirsele”, edito Bur varia, ci guida nel mondo delle relazioni di coppia, in particolare dei loro conflitti. Inevitabili. Si, è proprio dal termine ‘inevitabili’ da cui bisogna partire: l’autore ci smantella tutte le belle utopie di un matrimonio armonioso, senza conflitti, un rapporto di sintonia completo come nelle sequenze pubblicitarie della famiglia del “Mulino Bianco” che, nella realtà, è solo una affascinante idea della mente.

Raccontando nella sua introduzione la vicenda matrimoniale, alquanto peculiare, di un personaggio storico illustre che lascio a voi lettori scoprire, l’autore ci spiega perché i conflitti possono diventare un meccanismo inceppato in cui i partner non riescono ad uscirne fuori e come invece comportarsi in modo tale da gestire il conflitto per poter vivere felici insieme.

Oggi il legame di coppia è molto cambiato rispetto alle generazioni passate: si assiste al decadimento dei ruoli definiti e gerarchici come quelli della società patriarcale, all’ampliamento del concetto di famiglia non per forza come conseguenza necessaria del matrimonio (ad esempio coppie di fatto, coppie omosessuali). Citando altri illustri studiosi e psicologi, emerge che la coppia è una entità a se stante, presenta una struttura autonoma, che non necessariamente conduce alla realizzazione di una famiglia in senso stretto. La coppia oggi ha preso il posto della famiglia, è una realtà che può crearsi e disfarsi a qualunque età della vita. Emerge quindi che oggi la coppia è caratterizzata da una forte precarietà di tenuta spazio-temporale, ma i meccanismi psichici che portano all’unione di due persone, sono gli stessi, ovvero la creazione di una intimità, cioè come definita dallo stesso autore, una condizione di particolare vicinanza emotiva e fisica. E’ una scelta di esclusività, legata al proprio mondo interiore, al proprio vissuto, su cui la coppia fonda il proprio essere unica. Ed è qui che si può rintracciare il nocciolo profondo della questione: le coppie non litigano perché la loro intimità è venuta meno, ma piuttosto per il fatto stesso di essere intime.

Si dissolve quindi, la convinzione che il litigio sia qualcosa di negativo che porta ad un doloroso allontanamento, piuttosto si fa strada, anche grazie a recenti studi scientifici, che il conflitto è parte della relazione a due, una occasione che la coppia ha per evolversi e mantenere il rapporto fertile e duraturo.

Questo necessita di un certo impegno da parte dei partner e ci sono chiaramente delle ‘procedure’ che il nostro esperto ci aiuta a comprendere e a fare nostre, grazie ad un linguaggio chiaro ma nello stesso tempo profondo e diretto. Novara ci aiuta a capire come intervenire durante un litigio, senza farsi tiranneggiare dalle emozioni, cercando di stabilire quella distanza che permette alla coppia di risolvere il vero problema della questione che ha creato lo scontro. Trasformare il litigio in confronto dialettico, per venirsi incontro e non perpetrarsi in uno scontro che produce solo dolorose ferite.

Quindi bisogna dirsele, ma nel modo giusto. Buona lettura.